#2 L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento, anche nei pagamenti mobile

Anche nei pagamenti il mondo sta cambiando.

Oggi abbiamo bisogni diversi rispetto a decine di anni fa, e soprattutto abbiamo delle opportunità diverse che ci offrono le nuove tecnologie. Oggi abbiamo la possibilità di scambiarci denaro gratuitamente a distanza, possiamo condividere il conto del ristorante, possiamo pagare con lo smartphone nei negozi, possiamo accedere al nostro conto con un’app..

Ad oggi alcune tecnologie di pagamento stentano a decollare, mentre altre stanno crescendo bene. In generale i pagamenti mobile in Italia sono passati da valere 500 mln nel 2013 a valere 2.8 mld nel 2015. Il mobile remote commerce (acquisto e-commerce effettuato da un dispositivo mobile) ha fatto un +71% nell’ultimo anno arrivando a valere 1.7 mld mentre il mobile remote payment (acquisto di servizi come parcheggi, ticketing ecc) con un +75% oggi vale 300 mln. Chi invece stenta un po’ a decollare sono il pagamento contactless e quello attraverso i dispositivi di  mobile pos che valgono rispettivamente 700 e 500 mln con una crescita del 2%.

Questa differenza tra una crescita importante di alcune tecnologie di pagamento e altre che invece stentano a decollare è data esclusivamente, secondo il mio modestissimo punto di vista di aspirante Archimede, da due fattori:

1. Rispondere ad un bisogno concreto.

Il problema dei pagamenti contactless è che non rispondono a nessun bisogno dell’utente. Prova ad immaginarti insieme al tuo compagno o alla tua compagna in giro in centro a fare shopping. Quando arriva il momento di andare in cassa è sempre un trauma. Sai già che dovrai metterti in coda e aspettare il tuo turno sperando che la cassiera sia veloce nel servire i clienti davanti a te. Ora è il tuo turno, metti sul bancone i prodotti che stai acquistando, la cassiera ti calcola il totale e ora devi pagare. Dando per scontato che sei un acerrimo nemico del contante e del sacchetto di bronzini almeno quanto lo sono io, ti cambia qualcosa inserire la tua carta dentro al POS o appoggiarla sopra? Se lavori in banca e hai investito anni di lavoro e milioni di euro in questa tecnologia sarai un fermo sostenitore di una differenza abissale tra inserire ed appoggiare (non fatemi fare allusioni di cattivo gusto sennò devo cambiare una delle premesse del mio post di apertura). Ma se sei intellettualmente onesto (ho sentito questo “intellettualmente onesto” dal consulente del lavoro una volta e ora lo uso di continuo XD) ti sarai reso conto che non cambia veramente un cazzo! Così come non ti cambia se il POS in cui infili o appoggi la carta è un POS tradizionale o mobile; la dinamica resta la stessa, non me ne voglia il mio amico Jacopo Vanetti di Jusp. Per lo meno nel caso del POS mobile il vantaggio in termini di costo di noleggio del dispositivo e connessione telefonica per effettuare il pagamento ce l’ha il commerciante e quindi la risposta ad un bisogno c’è anche se non riguarda l’utente finale. Salutiamo Jacopo che sicuramente ci sta leggendo e in bocca al lupo per la tua esperienza in Jusp che, a differenza dei pagamenti contactless NFC, sta avendo un enorme successo e sta crescendo velocemente!

2. L’esperienza utente.

Come dicevamo prima, all’utente finale non cambia niente inserire una carta in un POS o appoggiarla sopra, e non cambia nemmeno se al posto della carta usi il telefono (certo, almeno con il telefono potrai svuotare il portafogli da un po’ di carte, quando il sistema sarà diffuso..).

Quello che cambia all’utente finale è l’esperienza. Bisogna rinnovare l’esperienza utente che significa sia una user experience semplice ed intuitiva, sia far vivere una nuova esperienza d’acquisto. Ne è un caso su tutti quello di Satispay di Alberto Dalmasso e di 2Pay di Pietro Varola; il loro sistema è semplice, intuitivo e fa vivere all’utente una nuova esperienza (in questo caso meno d’acquisto e più di scambio di denaro).

Immaginati la situazione: sei al ristorante o al campo di calcetto e devi dividere il conto: con l’app è semplice come mandare un sms. Non devi aprire un conto in banca recandoti fisicamente in filiale, firmare duemila scartoffie, inserire 3 password, 1 token con dispositivo della sorella, uno con quello del cognato e infine dirgli il secondo nome di battesimo della bisnonna di tua madre e risolvere un’equazione logaritmica di secondo grado. Sei semplicemente certificato tramite l’iban, il numero di telefono e l’udid del dispositivo ed una password.

O come facciamo noi in Sinba, che non ci preoccupiamo di come tecnicamente i soldi passino dall’utente X al negozio Y perché è un tecnicismo che esiste già, è già funzionante ed è sicuro e soprattutto non coinvolge l’utente; non gli cambia l’esperienza d’acquisto. Mentre Sinba l’esperienza te la rivoluziona prima del pagamento, facendoti saltare la coda risparmiando il tuo tempo prezioso, permettendoti di ricevere promozioni solo di tuo reale interesse, suggerendoti dove trovare i prodotti che stai cercando, permettendoti di gestire e analizzare le tue spese per tenere tutto sotto controllo ecc.., e lo fa attraverso una user experience semplice e intuitiva come inquadrare un codice a barre usando la fotocamera del tuo smartphone.

La stessa Apple Pay online sfrutta in maniera perfetta questi due aspetti. Risponde ad un bisogno concreto dell’utente e lo fa con una user experience semplice ed intuitiva.
Sei su un sito e-commerce, stai inserendo nel carrello i prodotti che vuoi acquistare. Ora ti basta la tua impronta digitale per pagare. Non serve iscriversi, inserire milioni di dati e informazioni, non serve avere la carta a portata di mano, copiare le 16 cifre, il cvv, la password, il token ecc..

Cos’è mancato finora al mobile payment.

Insomma io penso che ciò che è mancato finora al mobile payment sia un lavoro fatto bene nel rispondere ad un bisogno concreto e farlo con una user experience semplice ed intuitiva. Le grandi aziende e le grandi banche purtroppo hanno un approccio vecchio e lento e non hanno ancora capito che il mondo è cambiato e non sono in grado di adattarsi a questo cambiamento da soli. Ad una big company non si può chiedere di cambiare rapidamente, perché non è in grado di farlo, così come non si chiede ad un transatlantico di cambiare velocemente rotta. Ma la big company può ripartire da zero con un nuovo ramo d’azienda parallelo creato digitale per un target digitale da esperti di tecnologie digitali. E questo può essere fatto, come succede in tanti paesi nel mondo, acquisendo tecnologie e Startup, che in maniera più economica e più veloce stanno già cavalcando l’onda che la big company non è in grado da sola di cavalcare.

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