#ItaliaSvezia: la disfatta di un paese che non sa più investire sui propri giovani

La disfatta di ieri sera è l’emblema dell’Italia intera degli ultimi anni. 

In campo c’è confusione, nessuno sa bene dove andare e cosa fare e ognuno gioca la propria partita singolarmente. L’età media di chi è in campo è altissima e mentre i giovani scalpitano in panchina, in attesa di mandare in pensione i vecchi, essi vengono accusati di non avere sufficiente esperienza per giocare la partita. Si pretende che i giovani facciano esperienza restando seduti a guardare, e appena hanno la possibilità di uno “stage” degli ultimi 15 minuti, tutti si aspettano che siano già pronti e in grado di cambiare le sorti del campo in cui scendono. 

 

Alla guida di tutto ciò c’è un allenatore che, insieme al suo staff, non ha la minima idea della direzione da indicare alla squadra; è confuso ed è in contrasto con i suoi stessi collaboratori. Queste persone si trovano in quella posizione privilegiata grazie a noi e percepiscono stipendi 100 volte superiori ai nostri per darci una speranza di futuro, invece sono lì ad imporre le proprie idee in maniera ottusa, senza rendersi conto di essere in errore e senza far crescere i giovani che dovranno guidarci nei prossimi anni.

E, diciamocelo, dopo ogni disfatta cercano sempre di scaricare le colpe sugli altri, e quando sanno che verranno messi alla gogna pubblica, non hanno nemmeno il coraggio di metterci la faccia davanti al popolo. 

 

Questa è l’Italia del calcio che abbiamo visto ieri sera, ma, purtroppo, questa è anche l’Italia che vediamo ogni giorno in molti ambiti da ormai troppi anni. 

Piangere dopo non serve. Abbiamo sempre dimostrato di essere in grado di saperci rialzare tutti insieme, come abbiamo fatto nel 2006, vincendo un mondiale dopo lo scandalo calciopoli e i problemi che ne sono conseguiti; dobbiamo rifarlo anche questa volta.

C’è bisogno di rifondare tutto, di non sottovalutare gli altri paesi che più velocemente del previsto stanno crescendo sotto tutti i punti di vista, investendo nei giovani e in strutture. Hanno messo la freccia e ci hanno superati, e ora tocca a noi ripartire dai ragazzi, che vanno messi nelle condizioni di crescere, sbagliare e imparare. Iniziamo ad investire su quella parte del paese che ha voglia di ripartire e di farci ripartire, rottamando coloro che restano in campo solo per i propri meri interessi.

 

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Andrea Visconti

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