Chi sono

Mi sento un po’ come al primo giorno di scuola, quando la maestra ci faceva alzare in piedi e presentare uno ad uno per raccontare chi siamo, e ora è il mio turno. Subito dopo toccherà a te 😉

Mi chiamo Andrea Visconti ho 28 anni (e non aggiornerò mai più questa pagina 🙂 ), anche se a volte mi capita di dire ancora 25. Di professione faccio il marito di Francesca (2012) ed il padre di Filippo (2014) e Riccardo (2015). Di lavoro e nel tempo libero sono Ceo o co-fondatore di Sinba, la prima app che ti permette di acquistare nei negozi senza fare coda alla cassa.

Da piccolo (a parte la cazzata dello scrittore di libretti delle istruzioni che ho raccontato nel mio primo post, ma che non ti spoilero se non l’ha ancora letto) sognavo di fare l’inventore perché volevo inventare qualcosa che mi aiutasse e aiutasse le persone a cui volevo bene a vivere meglio. Hai presente tipo Archimede il personaggio di Topolino? Crescendo ho capito che l’inventore alla fine è un imprenditore che si fa aiutare dalle persone per creare soluzioni per migliorare la vita di altre persone. Insomma, più o meno quello che sognavo da piccolo.

Per arrivare a fare l’imprenditore sono passato attraverso una serie di trasformazioni tipo quelle di Super Sayan di Goku. La mia prima “invenzione” per rispondere ad un’esigenza e migliorare la vita delle persone l’ho fatta in prima elementare (o seconda non ricordo), quando ho scambiato le mie figurine (doppie) con le merendine di alcuni miei compagni. Loro si sono portati a casa le figu che gli mancavano, ed io mi sono liberato delle doppie portandomi a casa le loro merende. Sono sempre stato un tipo goloso, ho preso da mia madre. Insomma, avevamo vinto tutti. Crescendo sono passato attraverso la vendita di capi di abbigliamento firmati dalla provenienza dubbia e il pierraggio in discoteca. Se non hai mai fatto il pr in discoteca non sei nessuno. Poi, come spesso mi è capitato nella vita, non mi sono accontentato e ho voluto crescere nella struttura in cui operavo, diventando uno dei pr più presenti e chiedendo di gestire una serata mia. Siccome mi è stato detto di no, come spesso mi è capitato nella vita, senza pensarci due volte, mi sono staccato e ho creato la mia prima società, concorrente a quella per cui lavoravo prima. È stata una delle esperienze pratiche più formative della mia vita. Non avevo idea di come si gestisse una società, avevo solo 18 anni e nel giro di 3 anni sono arrivato a gestire un centinaio di persone e organizzare serate con oltre 5 mila clienti. Che figata! Ma mi mancava la capacità di gestione della big company, ed io volevo inventare qualcosa che migliorasse la vita delle persone in tutto il mondo, non solo di Torino, quindi ho risposto SI alla chiamata di Marco Boglione e ho cominciato a lavorare in BasicNet. Prima come assistente del brand manager di Kappa ed in seguito come brand manager K-Way. In quegli anni, oltre ad aver conosciuto un sacco di asiatici simpaticissimi (alcuni erano palesemente parenti di Goku), ho visto gestire e far crescere una multinazionale da 1 miliardo di $. Che figata! Ma io volevo fare l’imprenditore, non il manager, e l’idea di Sinba mi frullava nella testa già da un po’ e, come spesso mi è capitato nella vita, non mi sono accontentato, e a 24 anni e a 6 mesi dal matrimonio ho lasciato un lavoro sicuro e ben remunerato per inseguire il mio sogno di bambino. Ma nel frattempo mi sono sposato e poi è arrivato Filippo, ed io non avevo idea di quanto costassero le bollette, la macchina, l’assicurazione, le medicine, i pannolini e soprattutto l’asilo nido, quindi mi sono messo a collaudare Alfa Romeo, Fiat e Maserati. Quindi sveglia alle 4.30, 8 ore di guida e 4mila km a settimana e dalle 14.30 in avanti mi occupavo di Sinba, che nel frattempo stava finalmente nascendo. Che figata!

Ora Sinba sta partendo ed ho iniziato a scrivere questo blog..

 

Bene, se ti sei letto quasi 700 parole significa che o scrivo da dio, e il mio prof di italiano del liceo non la pensava esattamente così (anche se è grazie a lui se sono in grado di mettere in sequenza 2 parole e soprattutto se amo Dante e Leopardi) oppure un minimo ti ho incuriosito. Se il motivo è il primo allora non dovresti leggere il mio blog, potrei portarti sulla cattiva strada dal punto di vista glottologico. Se invece il motivo è il secondo vorrei rimanere in contatto con te. Possiamo sfruttare i vari canali social.